Mercoledì 25 marzo 2015  è stata organizzata una serata dedicata alla donna divisa in tre momenti, separati da musica dal vivo, che hanno trattato rispettivamente di inquisizione e caccia alle streghe, mutilazioni femminili e velo islamico.
Sono intervenuti Cesare Bianco storico del periodo delle Eresie, Michela Molinari psicologa e Flaviana Rizzi accompagnati dalle musiche di Paolo Ferrarini.

La serata è stata dedicata ad Antonietta Dessolis referente Uaar per il VCO.

 Qui il video della serata

 Di seguito gli interventi di Cesare Bianco e Michela Molinari

LA CACCIA ALLE STREGHE di Cesare Bianco

Lungo la sua storia diverso è stato l’atteggiamento del cristianesimo nei confronti del fenomeno della stregoneria, cioè della credenza che delle persone, prevalentemente donne, abbiano il potere di effettuare dei malefici (uccisioni, malattie, infertilità, carestie e altre calamità), spesso attraverso un patto col demonio. Si possono schematicamente delineare le seguenti fasi: 1 – fino a metà del 12° secolo prevale un atteggiamento di scetticismo; 2 – dal 1250 al 1480 si creano le basi teoriche e le condizioni politiche per la caccia alle streghe e iniziano i casi di persecuzione; 3 –1480 - 1520 e 1570 - 1660 periodo di persecuzione più diffusa (l’intervallo è dovuto al fatto che l’inquisizione è impegnata a reprimere la diffusione delle idee protestanti negli stati cattolici); 4 – segue un progressiva diminuzione dei processi, che terminano alla fine del ‘700, l’ultimo rogo si accende nel 1782 nella Ginevra calvinista. Nonostante le pratiche magiche siano diffuse sia nella tradizione romana, sia in quella germanica, i casi di persecuzione fino a metà 1200 sono rari. Agostino crede già all’esistenza di un patto col demonio, ma questo fatto ha scarse conseguenze. Prevale una forma di scetticismo e di incredulità sul potere delle streghe, dei loro voli, del sabba e a volte viene condannato chi accusa altri di stregoneria.
Il Canon Episcopi del 906, un documento di istruzione ai vescovi sull’atteggiamento da tenere nei confronti della stregoneria, nega i poteri delle streghe e dichiara che:“Chiunque è così stupido e folle da credere a storie tanto fantasiose è da considerarsi uninfedele, perché ciò deriva da un’illusione del demonio”.Un motivo di tale scetticismo si può individuare nell’esigenza di negare l’esistenza delle figure della mitologia pagana e l’efficacia di culti, riti e pratiche precristiane, ancora largamente diffuse in tutto il medioevo.
Per capire l’ossessione verso la stregoneria che inizia a svilupparsi a metà del basso medioevo, bisogna considerare il fatto che dal 1200 tende a rafforzarsi un sentimento generale di insicurezza e di paura. I cambiamenti provocati dal passaggio di molti dalla campagna alla città, la nascita di nuove classi sociali, artigiani e mercanti, provocano una disintegrazione delle certezze tradizionali e un aumento del senso di angoscia. Il tema della morte diventa sempre più oggetto di riflessione e di rappresentazione. Parallelamentesi diffonde il sentimento della presenza del maligno. Nascono le confraternite deiflagellanti, che inscenano forme di autopunizione collettiva.La peste nera, che tra il 1347 e il 1353 fa morire un terzo della popolazione europea, suscita la ricerca di capri espiatori: ebrei, lebbrosi, streghe.Alla fine del 1100 nasce l’inquisizione, che sarà affidata agli ordini mendicanti:francescani e, soprattutto, domenicani. Nel 1252 una bolla papale legittima l’uso della tortura. Si forma così un apparato repressivo, formato da monaci colti, a differenza del clero secolare, e determinati.
Lo scopo è quello di contrastare l’eresia catara, quella valdese e i vari movimenti pauperistici che, in aperta polemica contro la ricchezza della chiesa, propugnano il ritornoalla povertà evangelica. Sconfitti questi movimenti, salvo quello valdese, che viene comunque ridimensionato e deve rifugiarsi nelle valli alpine del pinerolese, si individua un nuovo nemico: l’eresia delle streghe.Nella seconda metà del 1200, soprattutto ad opera di Tommaso d’Aquino, si impone la teologia scolastica, che utilizza le categorie aristoteliche. Mentre in precedenza la teologia dedicava una scarso interesse alla demonologia, Tommaso definisce l’esistenza dei demoni e il loro rapporto con gli uomini, il patto col diavolo, la pratica del sabba. Tutti i trattati teologici successivi definiranno le stesse verità.Queste idee saranno inculcate nel popolo soprattutto attraverso la predicazione, nella quale si insisterà sempre sulla presenza del demonio e della sua azione attraversole streghe, creando così una vera e propria ossessione, che favorirà la ricerca di capri espiatori, accuse, delazioni. In questi secoli sul versante politico si consolida il potere statale. Nascono gli stati nazionali, la Francia, l’Inghilterra, la Spagna. Si rafforzano i principati in Germania e Italia. Questo fenomeno favorisce un controllo maggiore dei comportamento dei sudditi. Si sviluppa una regolamentazione giuridica della loro vita, che porta a criminalizzare varie forme di credenza e di ritualità. Spesso la paura delle streghe viene usata come controllo poliziesco delle rivolte contadine e delle richieste di maggiore libertà del popolo.Nel 1484 Innocenzo VIII emanò la bolla Summis desiderantes affectibus, con la quale espresse la necessità di debellare l’eresia delle streghe nella valle del Reno, le quali: “si sono abbandonate a demoni maschi e femmine, e che, a causa dei loro incantesimi, lusinghe, sortilegi,
e altre pratiche abominevoli... hanno causato la rovina propria, della loro prole, degli animali, e dei prodotti della terra... così come di uomini e donne, delle greggi e delle mandrie, delle vigne e dei frutteti... che essi hanno tormentato e torturato, infliggendo orribili dolori e angosce, sia spirituali che materiali ... impedendo agli uomini di procreare e alle donne di concepire, e facendo in modo che nessun matrimonio potesse essere consumato; che, per di più, esse non confessano le proprie colpe ... e si macchiano di molti altri abominevoli crimini e peccati... dando uno scandaloso e pernicioso esempio alle popolazioni”. Con questa bolla il papa nominò i domenicani Heinrich Institor Kramer e Jacob Sprenger inquisitori, incaricati di estirpare la stregoneria dalla Germania. Questi due frati nel 1487 pubblicarono il Malleus Maleficarum (il martello delle streghe), il più diffuso manuale inquisitoriale dedicato esclusivamente alla stregoneria, che analizza dettagliatamente la natura del fenomeno, le motivazioni per le quali è praticato soprattutto dalle donne e fornisce le istruzioni sulla cattura, il processo, la detenzione e l'eliminazione delle streghe.Il Malleus capovolge le indicazioni del Canon episcopi. Se prima veniva condannata la credenza nei poteri demoniaci delle streghe, ora vengono dichiarati eretici coloro che non ci credono.
Il manuale definisce la stregoneria: crimen mixtum, cioè di competenza siaecclesiastica sia civile, a differenza del reato di eresia, che riguardava solo la sfera della chiesa. Inoltre la strega può essere condannata a morte primo lapsu, dopo la prima caduta, mentre l’eretico poteva esserlo solo se relapso, recidivo. Se abiurava, la prima volta sarebbe stato condannato a pene minori. Questo fa sì che i roghi delle streghe siano più numerosi di quelli degli eretici. La caccia alle streghe, fomentata dall’alto, da papi, teologi, inquisitori, si traferisce nel basso. L’ossessione tramessa al popolo fa sì che siano numerosi i casi di denunce, per i più svariati motivi, soprattutto la ricerca di capri espiatori, al punto che a voltel’inquisizione interviene per frenare la furia popolare. Le accusate erano per lo più vedove,prostitute, ostetriche, guaritrici con le erbe, più deboli e maggiormente esposte all’accusa di provocare le morti dei neonati, le malattie o il decesso delle persone che non riuscivano a curare. Queste pratiche, inoltre, entravano spesso in conflitto con quelle della medicina ufficiale. L’omologazione culturale era tale che a volte le vittime erano veramente convinte della realtà di quello di cui venivano accusate e di aver avuto rapporti di vario tipo col demonio.Negli stati cattolici la caccia alle streghe fu condotta dall’inquisizione e dai tribunali civili, in quelli protestanti unicamente dal potere politico.Le persecuzioni, molto rare nell’area bizantina, coinvolsero soprattutto l’occidente, in particolare l’arco alpino, dove, più che nelle pianure, resistevano antichi miti e culti precristiani. È impossibile determinare con una buona approssimazione il numero dei processi e delle condanne al rogo, perché molti verbali processuali sono andati distrutti. Le varie cifre ipotizzate sono state spesso influenzate dalle opinioni e dalle collocazioni culturali e ideologiche degli autori. Stime recenti parlano di circa 110.00 processi e di 50.000 condanne al rogo. Il numero maggiore si verificò nella Germania, sia cattolica sia protestante. Bisogna anche tener conto del fatto che molte donne morirono sotto tortura o vittime di linciaggi popolari.Concludo con alcune citazioni del Malleus, che chiariscono la concezione della donna,che sta alla base della persecuzione.
L’obiettivo degli inquisitori è chiaro: “Non bisogna lasciare in vita neanche una strega”.A una certo punto gli autori si chiedono: “Perché nel sesso tanto fragile delle donne, si trovaun numero di streghe tanto maggiore che fra gli uomini?”.
Ecco l’elenco delle motivazioni:
• “Della malizia delle donne parla diffusamente l’Ecclesiaste: Non c’è peggior veleno di quello dei serpenti, non c’è ira peggiore di quella delle donne. Sarà più piacevole stare con un leone o con un drago anziché abitare con la donna cattiva ... Qualsiasi malizia è piccola di fronte alla malizia della donna”.
• “Tutte le critiche che si possono leggere possono essere interpretate come rivolte contro laconcupiscenza della carne ... Anche la donna buona è soggetta alla concupiscenza della carne”.
• “Altri attribuiscono altri motivi al fatto che si trovino donne più superstiziose degli uomini. Il primo è che tendono ad essere credule, e siccome il diavolo cerca sopra tutto di corrompere la fede, leaggredisce di preferenza ... Il secondo motivo è che le donne per natura e causa della pieghevolezza della loro complessione sono più facilmente impressionabili ... Hanno una lingua lubrica ... Siccome sono volubili, si comportano di conseguenza”.

• “Siccome le donne sono difettose di tutte le forze tanto dell’anima quanto del corpo, non c’è da meravigliarsi se operano molte stregonerie contro gli uomini, che esse vogliono emulare. Infatti, perquanto riguarda l’intelletto e la comprensione delle cose spirituali, esse sembrano appartenere auna specie diversa da quella degli uomini ... La ragione naturale è che essa è più carnale dell’uomo, come risulta in molte sporcizie carnali ... La donna inganna sempre ... Infatti, femmina viene da ‘fede’ e ‘meno’, perché ha in serbo minor fede e la serba di meno ... Una donna cattiva pernatura, che è più pronta a dubitare della fede, è altrettanto pronta a rinnegarla, ed è questa la caratteristica fondamentale delle streghe ... In più c’è un difetto di capacità mnemonica ... E ancora è più amara della morte perché la morte è naturale e uccide solo il corpo, ma il peccato, che ècominciato con la donna, uccide l’anima, privandola della grazia e trascinando così il corpo nella pena del peccato”.
• “E, di conseguenza, bisogna chiamare questa eresia non degli stregoni ma delle streghe, perché la denominazione risulti ancora più giustificata. E sia benedetto l’Altissimo che finora ha preservato il sesso maschile da un così grave flagello. Egli ha infatti voluto nascere e soffrire per noi in questo
sesso e perciò lo ha privilegiato”.

Cesare Bianco  

 

Mutilazioni Genitali Femminili di Michela Molinari

Di questo fenomeno si sente ogni tanto parlare, nei telegiornali o in un libro, ma per noi occidentali sembra sempre qualcosa di lontano, che in qualche modo ci riguarda solo relativamente. Invece è più vicino a noi di quanto possiamo pensare: in Italia si stima che siano decine di migliaia le donne che hanno subito una mutilazione genitale. Qui da noi, nel nostro cortile di casa. Certo sono stime incerte, su un fenomeno nascosto, clandestino, per cui una stima reale è praticamente impossibile.
Quello che sappiamo con un po' più di certezza è che ogni anno 3 milioni di bambine rischiano di subire questa pratica devastante (stime dell'OMS) e rimanere segnate nel corpo e nella mente a vita.
Allora vediamo di cosa si tratta. Le mutilazioni genitali femminili sono pratica comune in 28 paesi dell'Africa Sub-Sahariana, in Medio Oriente e in parte del sud-est asiatico e vengono praticate su bambine, anche di pochi mesi come succede nel sud della Nigeria, su preadolescenti e adolescenti.
In alcuni di questi Paesi, come la Somalia, circa il 98% delle donne è infibulata, in Egitto la L'Organizzazione Mondiale della Sanità suddivide le mutilazioni genitali femminili in quattro:
• Circoncisione del Clitoride (Al Sunna), con l'asportazione del cappuccio del clitoride. Tradizionalmente è prevista la fuoriuscita di 7 gocce di sangue. Per quanto possa sembrare un intervento relativamente poco invasivo, in realtà può creare problemi alla salute psico-fisica e sessuale della donna, perché il clitoride forzatamente e costantemente scoperto può creare fenomeni di ipersensibilità, sia durante la stimolazione sia nella vita quotidiana.
• Escissione del Clitoride, con asportazione del clitoride e taglio parziale o totale delle piccole labbra. Questa mutilazione provoca danni irreversibili al corpo e alla mente della donna che la subisce, riducendone notevolmente il piacere sessuale con i conseguenti problemi psicologici e sessuologici. Oltre a questo si può formare sulla cicatrice un neuroma che provoca ipersensibiltà e acuto dolore anche alla minima stimolazione tattile. Visti gli strumenti improvvisati e la pratica in condizioni igieniche precarie può essere causa di gravi infezioni e il tessuto cicatriziale formatosi in modo incontrollato può creare problemi di salute e cisti. Il clitoride, con le sue proprietà di sensibilità erogena, non può essere ricostruito.
• Infibulazione, asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra della vulva, con conseguente cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale. Questa devastante mutilazione lede gravemente la salute psico-fisica della donna e ne condiziona per sempre la vita sociale e sessuale. In questo modo i rapporti sessuali vengono meccanicamente impediti fino alla deinfibulazione, ad opera del marito dopo le nozze. Nel caso di vedovanza o divorzio la donna verrà nuovamente infibulata, per impedirne una vita sessuale attiva. In alcuni casi, per ridurre ancora la possibilità di provare piacere sessuale l'apertura e l'interno della vagina vengono graffiati con qualcosa di affilato, riducendo così la sensibilità delle pareti vaginali. L'infibulazione può provocare la morte per parto, sia della madre che del bambino, perché il tessuto cicatriziale, che non è elastico, blocca il passaggio del bambino, soffocandolo e provocando la morte della puerpera. Oltre a questo possono svilupparsi frequenti infezioni, cisti e neuromi.
• Altre mutilazioni.

Queste pratiche vengono effettuate in clandestinità, da persone senza le necessarie qualifiche, spesso dalle stesse levatrici, in ambienti e con strumenti di fortuna, spesso sul tavolo della cucina. Come si può immaginare le infezioni sono innumerevoli e, specie nel caso delle mutilazioni sulle bambine di pochi mesi, le morti inevitabili. Le conseguenze psicologiche sono altrettanto drammatiche: una bambina infibulata, quando giungerà alla pubertà, sarà un'adolescente e poi una donna bloccata, cucita, imprigionata nel suo corpo, non potrà sperimentare sé stessa in una relazione sessuale matura e tutta la sua vita sessuale adulta sarà mutilata di un aspetto fondamentale per il benessere, la possibilità di provare piacere con il proprio corpo.
Tuttavia la tradizione, antica di millenni, si pensi che le prime tracce di mutilazioni genitali si hanno presso gli Egizi, è molto radicata e difficile da combattere, basandosi su credenze popolari condivise e tutt'ora molto forti:
• La donna non infibulata impazzisce o le può crescere un clitoride delle dimensioni di un

• Le mutilazioni genitali favoriscono la fertilità;

• Permettono alla bambina di diventare adulta e ne conservano la purezza.

La donna non infibulata o con il clitoride integro viene considerata impura ed esclusa dalla comunità, difficilmente troverà marito e potrà farsi una famiglia, rimarrà per sempre al di fuori della società e mai veramente adulta. Queste tradizioni hanno pochi legami con la religione attuale, con il
cristianesimo o l'islam, avendo radici molto più antiche; sono da esse in qualche modo tollerate nei Paesi dove vengono praticate e solo la circoncisione del clitoride “al sunna” viene raccomandata in In molti Paesi, inoltre, l'infibulazione o altra mutilazione, coincidono con l'entrata nella pubertà o nell'adolescenza, un momento di passaggio molto importante nella vita di ogni individuo, e vengono considerate un vero e proprio rito di iniziazione all'età adulta, un ingresso nella società.
Attraverso l'infibulazione viene sancito il loro nuovo status sociale, viene decretato che non sono più bambine, ma donne, pronte per un futuro marito. In questo modo diventa molto difficile sradicare questa pratica perché, paradossalmente, diventa un momento fondamentale e desiderabile per le stesse vittime. Senza di esso loro saranno considerate per sempre bambine, mai pronte per una famiglia, escluse. Condividendo questo background culturale esse stesse si sentiranno così e si giudicheranno inadeguate. Potete immaginare come sia difficile intervenire su questo fenomeno e perché il cambiamento sia purtroppo così lento, perché l'intervento, oltre che legislativo, deve necessariamente e innanzitutto operare sulla cultura della popolazione, scontrandosi con tradizioni antiche e con una cultura fortemente patriarcale.
Fortunatamente le cose si stanno muovendo. Diversi leader religiosi dei Paesi più colpiti hanno pubblicamente condannato la pratica delle mutilazioni e campagne di sensibilizzazione sono state organizzate in molti Paesi. Grazie anche a un appello di No Peace Without Justice nel 2012 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili. La risoluzione, depositata dal gruppo dei Paesi africani, è stata in seguito sponsorizzata dai due terzi degli stati membri delle Nazioni Unite.

  

Michela Molinari  

Flaviana Rizzi 

Paolo Ferrarini