Lo spazio immenso può bastare

“…del mondo intero, e delle infinite vicende e calamità delle cose create, non rimarrà pure un vestigio; ma un silenzio nudo, e una quiete altissima, empieranno lo spazio immenso.”
Giacomo Leopardi (dal Cantico del gallo silvestre)


13 febbraio 2013. Torino, sala presentazioni della Libreria COOP di Piazza Castello.

Come da consuetudine, anche per il 2013 il Circolo UAAR di Torino ha scelto di tradurre il proprio Darwin Day in un  momento di incontro e di approfondimento su tematiche scientifiche, attinenti alla Teoria dell’Evoluzione.
Lo ha fatto quest’anno in compagnia di Edoardo Boncinelli, docente presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che ha presentato, di fronte ad un folto ed interessato pubblico, il suo fortunato volume


LA SCIENZA NON HA BISOGNO DI DIO
recentemente ripubblicato da Rizzoli.

Ad introdurre l’evento Giorgio Pozzo, Coordinatore del Circolo UAAR di Torino, il quale ha preferito spendere poche ma eloquenti parole per consentire all’autore di sfruttare appieno il poco tempo purtroppo disponibile.
Con eleganza e semplicità, accennando brevemente alla genesi del provocatorio titolo, Boncinelli ha quindi condotto il pubblico in un viaggio attraverso la storia della Biologia, prendendo spunto dalla domanda posta in un  famoso saggio: What is Life? (Che cos’è la vita?), pubblicato nel 1944 dal fisico premio nobel Erwin Shrödinger.

Rispondere ad un quesito di tale portata ancora oggi non è cosa semplice e, secondo Boncinelli, una soluzione definitiva è perlomeno  lontana, se non addirittura improbabile. Ciò nonostante, citando Laplace,  l’autore ha voluto precisare che nessuna ricerca scientifica ha finora reso necessaria l’ipotesi di un ente superiore e creatore.
Alcune ricerche genetiche finalizzate a produrre la vita artificialmente hanno infatti recentemente condotto a risultati sorprendenti, che Boncinelli ha saputo illustrare efficacemente anche ad un uditorio non esperto, spiegando l’utilità di stabilire dei parametri che possano, sebbene solo parzialmente, definire cosa sia la vita, sempre e comunque limitata nel tempo e nello spazio.

L’autore ha quindi affrontato diversi argomenti, soffermandosi sul concetto di materia organica ed organizzata, capace di metabolizzare, riprodursi ed evolvere. Affinché la materia organica possa svolgere le proprie funzioni è pertanto indispensabile che possa contare su una certa quantità di energia, e che sia supportata da un adeguato sistema di trasmissione dell’informazione, soggetto inevitabilmente ad errore per effetto dell’entropia.
Anche il patrimonio genetico degli esseri viventi è dunque influenzato da una infinitesimale percentuale di variazione, meccanismo intuito anzitempo da Darwin e correlato al concetto di evoluzione, quando l’idea di gene non era neppure stata postulata.

Nonostante i notevoli progressi della biologia molecolare, restano tuttavia moltissimi quesiti riguardanti il DNA, legati soprattutto a quella parte di genoma non preposta alla trasmissione di informazioni. Così come restano sostanzialmente ignoti i processi che hanno consentito il passaggio dalla materia inerte alla prima, elementare, forma di vita.
E’ noto però che in un momento relativamente recente della storia evolutiva, per una serie di casualità che probabilmente resteranno inconoscibili, la vita si è ripiegata su se stessa: un essere vivente, l’uomo, si è dimostrato capace di contemplare la propria esistenza, di riflettere su essa ponendosi degli interrogativi. Si è dimostrato persino capace di individuare alcuni fondamentali meccanismi che hanno consentito alla vita di protrarsi nel tempo.

Boncinelli non esclude che la vita così come oggi la intendiamo possa in futuro essere creata artificialmente dall’uomo, così come non esclude l’ipotesi che la vita possa scomparire, o ripresentarsi spontaneamente sotto altre forme. Quello che ha però inteso sottolineare durante la presentazione del suo libro è la necessità per gli scienziati di concentrarsi su obiettivi di volta in volta concretizzabili, senza superbia ma anche senza ingiustificato reverenziale timore.

Al termine dell’esposizione, prevedibilmente, molti dei partecipanti hanno voluto porre domande all’autore, il quale ha saputo rispondere con cortesia e sagacia anche ad alcune osservazioni un po’  provocatorie,  strappando più di un sorriso ai convenuti.

Michela Gravino

E' stata una bella festa: un pomeriggio di informazione, riflessione e divertimento. Un occasione per portare in piazza, con semplicità, le nostre convinzioni in fatto di religione.... e come ben si sa, non solo!
Casualmente la prima edizione di “Atei in piazza”, è capitata proprio il sabato successivo alla cerimonia d'insediamento del nuovo vescovo, quando monsignor Edoardo Aldo Cerrato è stato accolto in pompa magna, pifferi compresi, da tutte le autorità cittadine (ma come ci ricorda la Repubblica, in prima fila, “c'era il presidente della Provincia, Antonio Saitta, e una nutrita rappresentanza di sindaci della zona”), a cominciare dal sindaco di Ivrea Carlo Della Pepa, che non ha potuto esimersi da un intervento davanti al duomo, con fascia tricolore al petto, al cospetto del nuovo vescovo.
Così “atei in piazza” nasce innanzitutto dall'esigenza di “uscire dal gregge”, di mostrarsi e rendersi visibili. Come ci ha ricordato Emilio Coveri, presidente di Exit-Italia, nel suo bellissimo intervento, è, in definitiva, una questione di dignità. Non si può rimanere in silenzio e lasciare che la propria libertà venga calpestata, a partire dal principio di autodeterminazione dell'individuo rispetto alla propria esistenza, morte compresa.
Pippo Gurrieri, della storica casa editrice libertaria “La Fiaccola”, ha evidenziato poi lo stretto legame tra religione ed autorità, presentando la riedizione del libro “Apologia dell'ateismo” di Giuseppe Rensi, libero pensatore veronese, che nel 1925 sottoscrisse il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce, pagando questa scelta con la sospensione, nel 1927, dalla cattedra di filosofia morale all'Università di Genova. Rensi, in particolare, sosteneva come l'ateismo sia la premessa più coerente per un'etica della responsabilità: “solo in questo caso l'uomo può sentire che una grave responsabilità gli incombe: solo in questo caso egli può pensare che la sua condotta è di importanza decisiva, perché essa è in un certo senso la condotta dell'universo”. Infine il professor Mario Cingoli dell'Università Milano-Bicocca, nell'ultimo intervento della giornata, ci ha ricordato come non esista nessuna prova convincente dell'esistenza di Dio, e che l’onere della prova, come già sostenevano in tempi non sospetti i latini, continua a spettare a chi afferma qualcosa, non a chi la nega!

Lo scorso fine settimana (17-18 Marzo 2012) i circoli UAAR di Torino e di Firenze, hanno organizzato un duplice evento: la presentazione del libro Sospesi. Una lettura antropologica dell’eutanasia di Federica Verga Marfisi e il gemellaggio tra i due circoli. Chiamata l’autrice stessa a redigere un resoconto del soggiorno fiorentino, questa non può che soffermarsi sul senso di quanto percepito in prima persona. Così l’esperienza vissuta suggerisce una riflessione sull’importanza che la condivisione di progetti e valori, in una prospettiva «multietica», di cui la cultura laica dovrebbe farsi portavoce, può assumere. Lo spirito associazionistico, il valore del quale si coglie proprio nel significato etimologico del termine latino socius, compagno, si esprime dunque nello sforzo che i due circoli UAAR hanno compiuto: quello cioè di unirsi negli intenti, di essere compagni nel proseguire il cammino di emancipazione dalle credenze infondate e dalle interpretazioni universalistiche dei fenomeni sociali. Proprio in questa cornice, dunque, presso la BiblioteCaNova Isolotto di Firenze, ha trovato spazio la discussione sui temi di fine vita con un uditorio attento e partecipe. Gli interventi di Flaviana Rizzi, Mariella Orsi Salvadori, e Meri Negrelli, coordinati da Fabrizio Gonnelli, hanno restituito il rispetto dovuto alla rivendicazione del diritto di una morte dignitosa contro l’arida contrapposizione tra schieramenti ideologici cui troppo spesso il dibattito sull’eutanasia viene ridotto. Affinché, però, il principio della diffusione di una cultura della buona morte non possa dare adito a erronei sospetti è importante chiarire che il confronto con la terminalità e la finitezza umana non corrispondo al ripiegamento introspettivo del soggetto sul proprio dolore; parlare di morte e del processo del morire, significa piuttosto, dare senso alla vita stessa. Prendere coscienza di ciò significa rendere un po’ meno orribile il nostro destino umano, renderlo un po’ più comprensibile. Lo sanno bene i coordinatori dei due circoli che hanno saputo affiancare ai momenti di riflessione, momenti di convivialità, tutta fiorentina, spesa tra espressioni vernacolari, pronunciate a tavola nell’antica locanda ove l’autore de Il Principe trascorreva il suo tempo a giocare a dadi, e visite guidate attraverso la cultura artistico-scientifica del capoluogo toscano. Tutto vissuto a pieno ritmo, un ritmo scandito dalle battute pungenti, ironiche, ma scevre di sarcasmo, dell’accompagnatore Baldo Conti che ha accolto con un’ospitalità rara la delegazione torinese. Ed è proprio a lui che vanno in particolare, sicura di farmi portatrice di un parere condiviso, i più sentiti ringraziamenti.

Federica Verga Marfisi

 

Serata di presentazione del libro "Perversi e Felici" di Carlo Rosso ( Espress edizioni) presso la libreria Trebisonda di Torino, di giovedi 22 luglio 2012

Forse qualcuno si chiederà quale connessione possa esserci tra l’argomento del libro presentato e l’impegno dell’UAAR sui diritti dei non credenti e la difesa della laicità. E’ presto detto: se si parte da un concetto di “perversione” che esprima l’idea di una deviazione immorale dalla cosiddetta normalità, si porta allora avanti la convinzione, scientificamente insensata, che i comportamenti sessuali siano di per sé improntati ad una forma canonica che ne esprimerebbe la natura più autentica. In realtà la natura polimorfa della sessualità era stata rivelata già da Freud oltre un secolo fa, ma questo non ha impedito al moralismo clericale di continuare a sostenere che l’unico scopo legittimo delle pratiche sessuali sia la riproduzione. Nell’ambito della sfera sessuale, dobbiamo fare i conti con diverse forme di regole o valori morali, dettati da canoni anche molto diversi tra loro. Nel campo della psicologia e in quello del codice penale, spiega l’autore, troviamo un parallelismo piuttosto marcato, al quale ci si dovrebbe sempre riferire: ciò che non è lecito, è semplicemente ciò che è vietato, e il resto resta allora lecito. Quando il partner non è più consenziente, quella che chiamavamo trasgressione diventa allora una violenza effettiva, una perversione inammissibile. Prima di quel limite invalicabile, invece, niente dovrebbe essere stigmatizzato o colpevolizzato, al contrario di quanto spiegano i dettami della Chiesa. Le trasgressioni, o perversioni “consenzienti”, sono quindi tutte incolpevoli, giustificabili e perseguibili. Anche quando coinvolgono uno solo dei partner, invece che tutti e due. Il grosso problema della psicologia, dunque, riguarda i casi nei quali uno dei due partner si trovi a disagio quando si accorge di non riuscire a condividere o comprendere le fantasie dell’altro. Fantasie le quali, in molti casi, possono anche portare a certi comportamenti di ricerca di un piacere diverso e inusuale, puranche solitario. In molti casi, poi, uno dei due vorrebbe sperimentare e accomunare certe sensazioni con l’altro, ma quest’ultimo ne rimane in qualche modo scioccato, creando un certo distacco. Al riguardo, l’autore spiega che, normalmente, si riscontrano differenze comportamentali anche significative tra uomo e donna.

La serata terminava quindi con un brindisi accompagnato da biscotti di foggia “perversa”, preparati appositamente ed esclusivamente per l’occasione (giova spiegare ad alcuni maliziosi, non presenti alla serata, che la forma peculiare e originale dei biscotti nulla aveva a che vedere, come si potrebbe pensare, con certi “oggetti del desiderio”, ma piuttosto con il disegno di copertina del libro).
Ringraziamo l'autore Prof. Carlo Rosso (medico psichiatra e psicoterapeuta insegna Psicologia clinica e Psicopatologia sessuale presso l’Università degli studi di Torino) la casa editrice Espress e la libreria Trebisonda.

 

Il 13 marzo 2012 ha avuto luogo il primo banchetto informativo dell’UAAR, sull’Assistenza Morale Non Confessionale negli Ospedali, presso le Molinette di Torino. Alcuni soci si sono avvicendati per coprire la giornata dalle 8.00 alle 16.00, e questo ha garantito una disponibilità continua verso i molti interessati che si sono avvicinati al nostro banchetto per domandare informazioni, in molti casi anche  per complimentarsi per la nostra iniziativa, confermandoci quanto sia sentito da molti il bisogno di avere una valida alternativa in caso di disagio e solitudine.

Ringraziamo l’URP delle Molinette per la disponibilità dimostrataci e prevediamo di ripetere questa positiva esperienza presso gli Ospedali Sant’Anna e CTO quanto prima.

Flaviana Rizzi