20 luglio 1944. Rastenburg, Prussia Orientale, quartier  generale del  Führer.
Un attentato alla vita di Adolf Hitler fallisce per una serie di accidenti imprevedibili.
Era stato pianificato da alcuni cospiratori al fine di instaurare, attraverso un colpo di Stato, un nuovo governo in grado di negoziare una tregua con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Ancora oggi gli storici discutono su cosa sarebbe accaduto se l’attentato fosse riuscito. Ma tutti sono d’accordo nell’ammettere che la storia, quel giorno, è stata pesantemente influenzata da banali coincidenze, del tutto casuali.

16 febbraio 2012. Torino, sala presentazioni della libreria COOP di Piazza Castello.
In occasione del Darwin Day, Giorgio Pozzo, coordinatore del Circolo UAAR di Torino, nel presentare l’incontro dedicato all’ultima pubblicazione di Telmo Pievani

LA VITA INASPETTATA
Il fascino di una evoluzione che non ci aveva previsto

Raffaello Cortina Editore

racconta l’episodio di cui sopra, sottolineandone l’assoluta contingenza storica. All’incontro partecipa l’autore del saggio, Telmo Pievani,  professore associato di Filosofia della Scienza presso la Università degli Studi Milano-Bicocca, autore di numerose pubblicazioni e di altri saggi sull’evoluzione e direttore di Pikaia, il portale italiano dell’evoluzione.

E’ presente inoltre Piergiorgio Odifreddi, matematico e saggista torinese, presidente onorario dell’UAAR. La sala è affollata da persone di ogni età: l’interesse per l’autore e per l’argomento trattato sono evidenti.

Dopo l’introduzione di Pozzo, Pievani, ricollegandosi al concetto di contingenza di cui l’aneddoto è un esempio storico,  entra subito nell’argomento del suo libro e con poche precise parole riesce a delineare un ritratto a tutto tondo di Darwin scienziato e uomo. Molti anni prima della pubblicazione dell’Origine delle Specie, Darwin era tormentato dal profondo timore di un rifiuto, da parte degli stessi ambienti scientifici, delle sue conclusioni sull’evoluzione della specie umana. Questo timore si rivelò assolutamente fondato. Forse Darwin si era spinto davvero oltre. Nella sua teoria, infatti, la comparsa e l’evoluzione della specie umana non prevedono la spinta di un disegno intelligente da un lato né l’attrazione di un fine dall’altro e ciò fu probabilmente alla base di tutte le ostilità alla sua straordinaria visione.

Eppure, negata la presenza di qualsiasi finalità, ciò che resta della teoria darwiniana non è solo un’anarchia caotica, ma una serie di processi causali regolati dalla selezione naturale, la vera responsabile, insieme alle contingenze ambientali, della sopravvivenza differenziata. L’adattamento  ambientale è un fenomeno incompiuto, ma proprio per questo aperto ad ogni possibilità e le specie che oggi sembrano più adatte di altre, al mutare delle condizioni ambientali potrebbero estinguersi domani. Nel saggio, ci spiega Pievani, sono citate anche ricerche molto recenti, totalmente sconosciute a Darwin e che pure ne confermano l’esattezza delle conclusioni. Sono raccontati fatti, ricerche, aneddoti, luoghi geografici (il Sahara, l’istmo di Panama, la Rift Valley per citare i più importanti) di importanza fondamentale e a volte causa di improvvisi cambiamenti evolutivi nel percorso della specie umana.

Odifreddi, nel suo intervento, definisce ‘La vita inaspettata’ un libro che riesce a coniugare  il rigore scientifico con una gradevole lettura, ricca di considerazioni filosofiche, spunti etici e citazioni letterarie.
Da matematico, egli riprende il concetto di Caos Deterministico, applicabile alla teoria evoluzionistica, ma anche a molte discipline e attività umane, non ultime la meteorologia e la meccanica quantistica.
Cita poi numerosi esempi, nella storia dell’umanità, in cui importanti scoperte scientifiche incontrarono difficoltà di comprensione e diffusione: ad esse si opposero il conformismo sociale unito ad una fisiologica inerzia mentale nonché l’evidenza percettiva spesso ingannevole di alcuni fenomeni (esempio classico la rotazione del sole piuttosto che della terra).

Le domande del pubblico al termine dell’incontro hanno confermato l’impressione diffusa di un vivo interesse nei partecipanti.
L’uomo non può fare a meno, per sua natura, di chiedersi quale sia la finalità della sua presenza sulla terra. Non facciamoci illusioni: il saggio di Pievani non ce lo dirà, anzi ci chiederà di accettare che non esiste finalità, non esiste un perché, ma sicuramente esiste un come ed è una storia lunga, avventurosa, piena di insidie e di imprevisti, tuttavia straordinaria e sorprendente. Perché, pur inaspettata, la nostra specie è piena di risorse.

Stefania Marello

 

Il 17 novembre 2011 il Circolo UAAR di Torino ha organizzato, presso la Libreria COOP di Piazza Castello, un incontro per la presentazione del libro “C’è chi dice no” - Dalla leva all’aborto, Come cambia l’obiezione di coscienza - edizioni il Saggiatore, 2011 - di Chiara Lalli, docente di Logica e Filosofia della Scienza (Università "Sapienza" di Roma) e di Epistemologia delle Scienze Umane (Università di Cassino). Di fronte a un folto e attento pubblico hanno partecipato, insieme con l’autrice, Franca D’Agostini, docente di Filosofia della Scienza al Politecnico di Torino, e Vera Schiavazzi, giornalista de La Repubblica.
Dagli interventi è emersa con chiarezza la questione di fondo che percorre il libro: se ai giorni nostri l’obiezione di coscienza ha ancora un senso, ed in quali termini, tenuto conto dei profondi mutamenti da tempo intervenuti sotto il profilo semantico in correlazione con il recepimento nella legislazione statale. 

Lettera al direttore di Avvenire

Egregio direttore,

come coordinatore del circolo UAAR di Torino, ma, soprattutto, come possessore di laurea scientifica e acceso sostenitore dell’utilità della scienza, vorrei esprimerLe il mio esteso disappunto per l’articolo del 24 settembre scorso, a firma Leonardo Servadio, intitolato "Un colpo alla relatività ma soprattutto allo scientismo".

Sembra che l’idea di base dell’articolo sia quella di ridicolizzare in qualche modo la scienza, passando attraverso la stigmatizzazione della divulgazione scientifica a mezzo della cosmologia spiegata alle masse. Ora, senza entrare nel merito del livello qualitativo di tale divulgazione popolare, ritengo inaccettabile la derisione della scienza in generale e delle teorie di Einstein in particolare.

L’autore dell’articolo, spero non digiuno di filosofia della scienza, forse non ricorda che la caratteristica principale dell’epistemologia della scienza è proprio quella di autocorreggersi per avanzare attraverso successive approssimazioni. La scienza non ha affatto certezze: le certezze sono proprie dei dogmi, siano essi religiosi, ideologici o politici. Suona quindi perlomeno strano, se non, oserei dire, fazioso, che in qualche modo l’articolo stigmatizzi la scienza attribuendole proprio il “peccato originale” della religione: il dogmatismo.

La Relatività einsteiniana (grossolanamente, l’articolo nemmeno si degna di distinguere tra Generale e Ristretta), non risulta affatto compromessa; casomai ritoccata, migliorata, probabilmente con una revisione numerica della costante c. Le equazioni non sono da buttare nello scarico del bagno come sembra invece sperare l’articolo in questione; esse potrebbero serenamente restare valide, in quanto il risultato dell’esperimento non ha fondamentalmente contraddetto le ipotesi di partenza che sono le fondamenta della Relatività (che forse sarebbe il caso di andare a ripassare). Esse potrebbero, comunque, essere anche ritoccate, sempre che le misure non siano affette da un qualche errore; già, perché il concetto da cui partire, proditoriamente trascurato dall’articolo, è proprio quello di accettare, anzi pretendere, da parte degli autori del CERN, una serie di revisioni e conferme di terzi sui calcoli e sul procedimento attuato per le misure stesse.

In conclusione, nel pregarLa di tenere in conto che l’intenzione del sottoscritto non era quella di offendere alcuno, La saluto, con in cuore la speranza che questo mio umile messaggio lasci una qualche piccola traccia positiva.

Cordialmente,

Giorgio Pozzo
coordinatore circolo UAAR Torino