Steve Stewart-Williams
Il senso della vita senza Dio
Prendere Darwin sul serio
Edizione italiana a cura di Maurizio Mori
Espress Edizioni srl – Torino, 2011
Titolo originale: God and the Meaning of Life. How Evolutionary
Theory Undermines Everything You Thought You Knew
Cambridge University Press, Cambridge (UK), 2010

Questo libro mi incuriosiva, sia perché edito a Torino (la sede dell’editore é in via Po 14), sia perché stabiliva un legame molto stretto tra teoria dell’evoluzione e ateismo; questo legame è molto più visibile nel titolo originale che in quello italiano (chissà perché i titoli dei libri stranieri non vengono mai tradotti letteralmente!).
L’Autore è professore di Psicologia Evoluzionistica alla Università di Swansea (UK). L’opera è divisa in tre parti, che sviluppano altrettanti temi che possono riassumersi così:

  1. Incompatibilità della credenza in un dio personale (il Dio della tradizione religiosa monoteista) con l’accettazione della teoria dell’evoluzione darwiniana. Se si accetta quest’ultima, di cui esiste una mole impressionante di prove, non si può più credere in Dio. Questo perché uno dei capisaldi della teoria dell’evoluzione è il carattere casuale delle mutazioni genetiche: non c’è un “disegno intelligente” dietro alla natura, l’evoluzione degli esseri viventi non è guidata da una mente superiore verso un traguardo finale (che nelle concezioni religiose è sempre l’uomo, immagine di Dio); se quindi si rifiuta un ordine progettuale nella natura, laddove tale rifiuto fa parte della definizione stessa dell’evoluzionismo. si arriva inevitabilmente all’ateismo. Se invece si accetta un concetto impersonale della divinità, beh, questo, secondo l’autore e vari altri studiosi, è una forma mascherata di ateismo. Per non parlare poi del problema del male, cui è dedicato l’ultimo capitolo di questa sezione, che assesta la mazzata finale all’idea di un dio compassionevole e misericordioso.
  2. Stabilito quanto sopra, nella seconda parte l’Autore si occupa del posto occupato dall’umanità nella natura, e propende per considerare l’essere umano niente più che un animale come gli altri, con abilità e caratteristiche sue ma non qualcosa di completamente diverso dal resto del regno animale, come vorrebbe la tradizione religiosa. Molto interessante è anche il capitolo 10, dove si discute del senso della vita; la conclusione è che, in assoluto e da un punto di vista teorico, la vita non ha senso alcuno. Tuttavia, questa conclusione, anziché angosciante, è in realtà liberatoria: se non esiste un significato della vita univocamente definito per tutti in maniera deterministica, allora ognuno è libero di attribuire alla propria vita il senso che più gli aggrada.
  3. Nella terza parte, l’Autore dibatte il problema della morale da un’ottica evoluzionistica: lungi dall’accettare il cosiddetto “darwinismo sociale” (la teoria secondo cui i poveri, i diseredati, coloro che non riescono a cavarsela da soli non devono essere aiutati, in quanto non adatti all’ambiente sociale in cui vivono), l’Autore dimostra come queste posizioni siano ingiustificate sia scientificamente sia logicamente. Un’etica evoluzionistica dovrebbe inoltre prendere a cuore anche il trattamento degli animali, che nella nostra società sono sfruttati e maltrattati; sotto questo punto di vista, Steve Stewart-Williams rivela forti propensioni per le tematiche animalistiche. Infine, nell’ultimo capitolo, l’Autore dibatte due questioni cruciali: la prima, se la teoria dell’evoluzione distrugga la morale; la seconda, se le credenze morali siano oggettivamente vere. La risposta alle due domande è sempre “no”. La proposta finale è di adottare comportamenti che producano un aumento della felicità e una diminuzione della sofferenza (di tutti gli esseri senzienti, animali inclusi).

Guido Bertolino