Victor J. Stenger
Perché la scienza non crede in Dio.

La sfida perduta della fede alla ragione.
(Titolo originale: God the Failed Hypothesis. How Science Shows That God Does Not Exist)
Trad. di Amedeo Romeo
Orme Editori, Milano, 2008,
€ 18,00

L’autore di questo libro, Victor J. Stenger (1935 – 2014) era un fisico statunitense, professore emerito di fisica e astronomia all’università delle Hawaii, e di filosofia all’università del Colorado. Ha compiuto numerose ricerche nel campo delle particelle elementari, ed ha scritto numerosi libri di divulgazione. In quest’opera l’Autore dichiara che la scienza, lungi da essere neutrale nei confronti della religione e dell’esistenza di Dio, può invece esaminare questi argomenti utilizzando lo stesso metodo scientifico che si usa nella ricerca scientifica.
Anzitutto l’Autore dichiara di volersi occupare del problema dell’esistenza non di una generica divinità impersonale, ma del Dio (con la “D” maiuscola per distinguerlo dall’altro) delle religioni monoteistiche (ebraica, cristiana e musulmana), un essere che interviene nella vita dell’uomo, che si è rivelato con le sacre scritture, che compie miracoli, che decide della salvezza o della perdizione di ogni singola creatura umana. Procedendo con metodo scientifico, l’autore definisce anzitutto un “modello” di questo Dio, ossia definisce le caratteristiche che questa entità dovrebbe avere, deducibili dalla tradizione religiosa e dai testi sacri. Poi stabilisce le regole comunemente accettate dalla comunità scientifica per validare le affermazioni straordinarie.
Sulla base di questi presupposti, l’Autore conduce un’analisi dettagliata in vari campi di indagine (p. es. l’Intelligent Design, l’efficacia delle preghiere, le teorie cosmologiche, il principio antropico, le evidenze archeologiche di eventi narrati nei testi sacri, i fondamenti della morale, la presenza del male nel mondo, il problema del dio nascosto), sempre cercando tracce dell’esistenza di Dio. Ma in ogni caso la conclusione è sempre la stessa: non ci sono sufficienti prove che facciano supporre la presenza di un essere superiore con le proprietà descritte nel modello. Quasi ogni capitolo si conclude dicendo che il mondo visibile ha esattamente le caratteristiche che dovrebbe avere se Dio non esistesse. E, come in ogni ricerca sperimentale induttiva, l’assenza di prova diviene prova dell’assenzaNell’ultimo capitolo l’Autore discute su come vivere in un universo senza Dio e su come attribuire un significato alla vita, concentrandosi su quegli aspetti come occuparsi degli altri, cercare di diminuire la sofferenza, coltivare gli affetti, la scienza, la cultura: tutte attività che, sebbene non inquadrabili in una prospettiva di eternità, sono sufficienti a dare un senso alla propria vita.

Guido Bertolino