Cesare Bianco
Lo sguardo delle Madri di Plaza de Mayo

Ed. Imprimatur, Reggio Emilia, 2017
Pagg. 288,
€ 17

Lo sguardo delle Madri di Plaza de Mayo è un romanzo e, come i migliori romanzi, può essere letto secondo varie chiavi interpretative. Anzitutto c'è la trama e il personaggio, diciamo così, narrante: don Alberto Torres, prete cattolico argentino ridotto allo stato laicale dai suoi superiori, che mal sopportavano le sue simpatie per i poveri, i diseredati, e la sua, sia pure non ostentata, ostilità verso la dittatura dei generali argentini. Formatosi al Collegio Latino Americano a Roma, dove ha stretto amicizia con Ricardo Barrera, torna aRoma dopo circa trent'anni in occasione dei funerali di Giovanni Paolo II, e incontra il suo vecchio compagno di studi, diventato nel frattempo cardinale. Scopo del viaggio è convincere Barrera a evitare l'elezione al soglio pontificio del cardinale argentino Fernando Lopez, che Alberto ha conosciuto al tempo della dittatura militare e che era pesantemente favorevole alla sanguinosa repressione che caratterizzò quel periodo. I militari perseguitavano non solo coloro che, a torto o a ragione, consideravano terroristi o loro fiancheggiatori, ma anche, e forse soprattutto, quelli che aiutavano i più poveri della società, perchè temevano che si risvegliasse in questi una coscienza di classe che sarebbe stata esiziale per la dittatura. I responsabili della Chiesa Cattolica argentina appoggiavano la dittatura, vista come un baluardo contro il comunismo e la rivolta dei diseredati: "Dobbiamo aiutare i poveri, certo, ma non aizzarli contro i ricchi. Gli ultimi sulla terra devono rimanere ultimi, per essere i primi nel regno del Signore" (pag. 46). Nei colloqui col vecchio compagno, Alberto racconta con dovizia di particolari gli eventi di quegli anni, le sparizioni di civili, le uccisioni camuffate da incidenti, le agghiaccianti
torture, il terrore paralizzante dei sopravvissuti e dei testimoni, nonché la nascita del movimento delle madri di Plaza de Mayo, dal luogo di Buenos Aires dove le madri (e poi le nonne) degli scomparsi si radunavano, ogni giovedì pomeriggio, per testimoniare la loro determinazione nella ricerca della verità. Qui subentra la seconda chiave interpretativa del romanzo; la vicenda personale di Alberto diventa il modo per ricordare i fatti accaduti in Argentina negli ultimi decenni, che l'Autore racconta con dovizia di particolari, dal ritorno di Peròn nel 1973, alla delusione per la piega autoritaria che presero gli eventi, all'instaurarsi della dittatura nel 1976, con il ricordo delle atrocità commesse, la connivenza e la complicità della Chiesa Cattolica a partire dalle sue più alte gerarchie, il sostegno esterno degli Stati Uniti ed anche le trame della P2 di Licio Gelli; emerge quindi, a poco a poco, e diventa centrale nell'opera, la figura delle madri degli scomparsi, con la loro determinazione, il loro coraggio, il dolore mai sopito per la perdita dei propri cari, la solidarietà che tutte le lega. Se i personaggi sono di fantasia, i fatti narrati sono, purtroppo, veri e reali (al termine del volume c'è anche una nutrita bibliografia delle principali opere consultate). Alla fine, Alberto riuscirà a convincere il suo amico Ricardo a boicottare la candidatura del cardinal Lopez, che infatti uscirà sconfitto dal conclave che elesse Joseph Ratzinger; potrà così tornare in Argentina per continuare a sostenere le donne che tanto avevano sofferto e che tanto stavano dando per la pace e la giustizia.

Guido Bertolino