Paolo Flores D’Arcais – Vito Mancuso
Garzanti, Milano, 2013
Pagine 153

Il volume si compone di tre parti: due introduzioni, scritte da Flores D’Arcais e da Mancuso rispettivamente, il dialogo vero e proprio, ed infine due post scriptum, nei quali i due
autori riassumono le loro posizioni e rispondono alle critiche che si sono vicendevolmente mosse nella parte centrale del libro.
Nelle prime pagine del dialogo, Flores D’Arcais (FDA) dichiara sia l’argomento del contendere, ossia l’esistenza di Dio e l’immortalità dell’anima, sia le “regole del gioco”, alle quali
entrambi i contendenti si propongono di obbedire, e che sono:

Qualunque siano le conclusioni dell’indagine filosofico-teologica, esse non devono essere in aperto contrasto con i risultati stabiliti ed acquisiti dalla scienza;
Nel corso della discussione, si deve evitare il ricorso all’autorità
I temi trattati sono molteplici, ma possono essere sintetizzati a grandi linee così. FDA dichiara fin dall’inizio che i risultati della scienza, in particolare della teoria dell’evoluzione, escludono l’esistenza di qualunque disegno o scopo insito nella natura; questa esclusione, a sua volta, conduce a negare l’esistenza di Dio. Per quanto riguarda l’anima, FDA dichiara apertamente che non esiste, poiché le facoltà mentali dell’uomo altro non sono che il risultato dell’attività della neocorteccia cerebrale, che si è sviluppata per caso a partire da errori di trascrizione del DNA nel corso dell’evoluzione, e che si è mantenuta perché favorevole alla sopravvivenza della specie Homo sapiens. Ma con la morte dell’individuo, anche il suo cervello si decompone e quindi non può sopravvivergli. Inoltre, lo sviluppo delle facoltà mentali in quella specie di “scimmia modificata” (pag. 28) che è homo sapiens è dovuto a fattori contingenti e non necessari, ed avrebbe potuto benissimo non verificarsi; senza contare che questa specie è destinata ad estinguersi assai presto, così che la Terra sarà dominata da ragni e insetti.
La posizione di FDA è semplice: la scienza, in cui confida al massimo grado, tanto da scrivere più volte l’espressione “noi sappiamo tutto” (riferita allo sviluppo dell’universo a partire dal Big Bang e all’evoluzione della vita sulla terra), permette di negare sia l’esistenza di Dio, sia l’immortalità dell’anima. Dio e anima diventano ipotesi superflue, ininfluenti nella spiegazione scientifica, e quindi, in base al principio di economia noto come “rasoio di Occam”, devono essere scartate. La prospettiva è interamente materialistica, a tratti cupa (“Chi ha avuto solo infelicità non verrà mai risarcito”; pag. 21).
Vito Mancuso oppone, dal canto suo, che, anche in presenza di fattori contingenti, lo sviluppo dell’universo dal puntino cosmico iniziale allo stato attuale rivela una tendenza, sia pure non lineare, di sviluppo dal semplice al complesso, e quindi rivela l’esistenza di un ordine precostituito, immanente al mondo, che culmina con la comparsa di una specie intelligente. Se poi, per il gioco dei fattori contingenti, non fosse comparsa la specie umana, l’intelligenza si sarebbe comunque sviluppata in un ipotetico Saurus sapiens (che FDA commenta sarcasticamente come “il dinosauro con l’anima immortale”).
VM espone poi una sua curiosa teoria, secondo cui l’essere coinciderebbe con l’energia, dato che per l’equazione di Einstein esiste una relazione tra la massa di un corpo e la sua energia. Però negli esseri, appunto, inanimati, tutta l’energia totale (ET) di cui essi dispongono si esaurisce in quella, diciamo così, materiale (EM): ET = EM; invece, negli esseri viventi ci sarebbe anche un differenziale energetico positivo in più, dovuto all’anima, secondo l’equazione: ET – EM = x (con ‘x’ >0; non è scritto ma si intuisce-NDR). VM non fornisce però alcuna dimostrazione di questa teoria (che ovviamente dal punto di vista scientifico non risulta confermata).
Oltre a queste considerazioni più o meno scientifiche, VM sostiene che la credenza in Dio e nell’immortalità dell’anima è necessaria per fondare una fede nel Bene e nella giustizia, pur ammettendo onestamente che si tratta di una credenza, di una fede e non di un “sapere”.
Nel suo post scriptum finale, FDA rimprovera a VM di non aver mai risposto alle obiezioni mossegli nel corso della discussione, e ribadisce la sua visione materialista del cosmo e dell’uomo.
VM, a sua volta, nel suo post scriptum, si lamenta che nel corso della discussione FDA si sia limitato a tentare di distruggere il suo pensiero, invece di discutere dell’oggetto della discussione (cosa che non sembra vera, dato che la posizione di FDA risulta nettissima e inequivocabile, come ho tentato di riassumere – NDR). Ribadisce poi il proprio credo come fondativo del bene e dell’amore in quanto significato ultimo dell’essere e della vita.
Alla fine del dialogo, nessuno dei due contendenti è riuscito a convincere l’altro e a farlo spostare dalle posizioni originali. E il lettore? Chi scrive confessa di ritrovarsi più a suo agio nelle posizioni di FDA, purgate però dalle affermazioni ingenue (noi sappiamo tutto…), e purché condite con una buona dose di sano scetticismo.

Guido Bertolino