Charles Darwin

(a cura di Telmo Pievani)

Traduzione e note di Isabella C. Blum

Einaudi, Torino, 2013

pp. 123 - € 9,00

Il volumetto, con introduzione di Telmo Pievani, contiene trentadue lettere di Charles Darwin (1809 – 1882) scritte dal novembre 1838 al dicembre 1880, che coprono quindi quasi tutto l’arco temporale della sua vita scientifica (il suo primo lavoro, ossia il resoconto del viaggio sul Beagle, risale infatti al 1839).

I corrispondenti di Darwin sono generalmente degli scienziati, come Asa Gray, Ernst Haeckel, Alfred R. Wallace, Joseph D. Hooker ed altri, e gli argomenti toccati in queste lettere sono prevalentemente scientifici; le discussioni religiose occupano spesso poche righe. Non ci si devono quindi attendere pagine e pagine di discussioni teologiche, ma piuttosto dei brevi cenni all’esistenza o meno di un disegno preordinato nelle forme viventi. 

In generale, Darwin si mostra incerto e dubbioso circa l’esistenza in natura di un ordine teleologico e quindi di un ordinatore; la natura gli si rivela così crudele, e le forme degli esseri viventi così sottoposte al caso, da rendere difficile la credenza in un Essere superiore che regoli gli eventi.

D’altro canto, non se la sente neppure di escludere questa  possibilità a priori, e a più riprese confessa di non poter accettare l’Universo come risultato del solo caso.

Dalla lettura di queste lettere emergono tre caratteri distintivi, che possono così riassumersi:

  • Una naturale ritrosia, direi quasi un fastidio, a discutere di argomenti religiosi e a dichiarare esplicitamente le proprie posizioni in materia. Darwin si professa scienziato, e considera la sola scienza come suo campo di competenza; la religione, sulla quale peraltro ha idee molto precise e nette, almeno per quanto riguarda il Cristianesimo, non rientra nell’ambito scientifico, e quindi in generale preferisce non pronunciarsi in maniera troppo precisa (si veda p. es. la lettera al diplomatico russo N. A. Mengden, del 5 giugno 1879: “La scienza non ha nulla a che fare con Cristo, se non nella misura in cui l’abitudine alla ricerca scientifica rende un uomo prudente nell’ammettere le evidenze”). E’ proprio la pratica scientifica che impone a Darwin una notevole dose di prudenza nelle questioni religiose
  • Il concetto secondo cui le questioni filosofico-teologiche concernenti l’esistenza di un essere superiore ordinatore del mondo vadano oltre le capacità dell’intelletto umano, e che quindi sia inutile spingere troppo in là la speculazione
  • La sua posizione essenzialmente agnostica, bene espressa nella lettera a John Fordyce del 7 maggio 1879 (Anche nelle mie oscillazioni estreme non sono mai stato ateo, nel senso di negare l’esistenza di un Dio. Penso che in generale….la descrizione più corretta del mio stato mentale sia quella di agnostico) e, d’altro canto, il suo deciso rifiuto del Cristianesimo come religione rivelata, descritto nella brevissima risposta a Frederick A. McDermott del 24 novembre 1880 (“Mi duole dovervi informare che non credo nella Bibbia come rivelazione divina, e pertanto nemmeno in Gesù Cristo come figlio di Dio”). Si noti che le posizioni espresse in queste due lettere non sono contraddittorie.

Guido Bertolino
16-01-2015