Massimo Piattelli Palmarini – Jerry Fodor
Feltrinelli, Universale Economica, Milano, 2012
(titolo originale: What Darwin Got Wrong, 2010)
Traduzione italiana di Virginio B. Sala
Pagine 272

Il volume è la traduzione italiana dall’originale inglese; dei due autori, MPP insegna Scienza cognitiva all’Università dell’Arizona, mentre JF insegna Filosofia del linguaggio alla Rutgers University). L’opera si compone essenzialmente di due parti, cui si aggiunge un’appendice che raccoglie citazioni di studiosi neo-darwinisti, ed infine un aggiornamento per l’edizione italiana curato personalmente da MPP. Anche la traduzione italiana è stata rivista da MPP per la parte scientifica. Il volume è arricchito da una nutrita bibliografia, e da un indice analitico. Manca invece, e se ne sente la mancanza, un glossario dei principali termini utilizzati.  Per quanto possa sembrare strano, conviene iniziare proprio dall’ultima parte dell’opera, anzi, dalle ultime due pagine. Qui infatti MPP spiega le ragioni del titolo, che avrebbe dovuto essere sugli errori dei neo-darwinisti più che su quelli di Darwin. Tuttavia, asserisce l’autore, il saggio ha intenti divulgativi, e si rivolge ad un pubblico mediamente colto, che se può essere interessato ad informarsi sugli errori di Darwin, scienziato che sicuramente conosce almeno a grandi linee, sicuramente lo è molto meno a proposito dei cosiddetti neo-darwinisti, di cui forse mai avrà sentito parlare (probabilmente anche una persona di alta cultura, p. es. un professore universitario di lettere classiche, ignora chi siano i neo-darwinisti e quali siano le loro teorie – NDR).    Scopo dell’opera è mostrare che il meccanismo della selezione naturale (SN) non è in grado di giustificare l’evoluzione delle specie viventi. Gli autori, in altri termini, non negano l’esistenza dell’evoluzione, ma sostengono che questa non può essere avvenuta in virtù della SN; questa può, al massimo, aver avuto un ruolo marginale, ma il grosso del fenomeno deve essere dovuto ad altre cause. Occorre a questo punto osservare che nessuno dei due autori è un seguace del “disegno intelligente” o del creazionismo; entrambi si professano “completamente, ufficialmente, fino all’osso e irriducibilmente atei” (pag. 11). Gli argomenti portati dagli autori a sostegno della loro tesi sono di due tipi. Nella prima parte del saggio (capitoli 1, 2, 3, 4), sono forniti molti esempi di evoluzioni di caratteristiche fenotipiche che sono dovute all’azione di fattori interni (genetici, p. es.) più che all’azione di fattori esogeni quali l’ambiente esterno. Gli esempi richiedono un’estesa conoscenza delle scienze naturali, e sono piuttosto difficili da capire a fondo per chi non abbia un Ph. D. in biologia (alla faccia del lettore di media cultura di cui si diceva prima – NDR). Tuttavia, la mossa argomentativa è chiara: se si dimostra che, in un significativo numero di casi, la selezione naturale non è responsabile dell’evoluzione degli organismi portati ad esempio, è chiaro che la fede nell’universalità della SN come agente esclusivo dell’evoluzione è fortemente scossa. Nella seconda parte del saggio (capitoli da 5 a 9), le argomentazioni sono di tipo più speculativo. Anzitutto si stabilisce una corrispondenza tra la struttura della teoria dell’evoluzione per mezzo della SN e la teoria di B. F. Skinner (un famoso psicologo americano del XX secolo) dell’apprendimento per condizionamento operante. E poiché, secondo gli autori, quest’ultima è 2  unanimemente considerata fallace, si può di qui inferire che anche la teoria dell’evoluzione per SN dovrebbe essere altrettanto fallace (Questo modello di ragionamento si definisce in logica come “confutazione per ragionamento parallelo” o “refutation by parallel reasoning”: se dato un ragionamento A, si può trovare un ragionamento B avente uguale struttura logica e palesemente falso (perché p. es. conduce a conclusioni assurde), allora si è giustificati nel considerare A come fallace. Si tratta di un modello argomentativo pericoloso, da usare con cautela e circospezione perché può portare a rifiutare argomentazioni corrette – (NDR). Una seconda mossa argomentativa utilizza i tratti coestensivi degli organismi (in inglese, free riders), ossia quei tratti fenotipici che si manifestano assieme ad altri, pur non essendo funzionali per la sopravvivenza. L'esempio migliore per capire il concetto di free rider è quello discusso da Gould e Lewontin in un loro articolo del 1979. Si consideri la cupola di una cattedrale, sorretta da quattro archi a tutto sesto; la porzione di muro compresa tra due archi contigui si chiama, in architettura, “pennacchio”. E’ lecito pensare che gli architetti, volendo sostenere la cupola, facciano ricorso agli archi, e che i pennacchi risultino come conseguenza geometricamente inevitabile di questa scelta progettuale; è evidente che non vale il viceversa, ossia non è che gli architetti abbiano scelto di sostenere la cupola con i pennacchi, e che gli archi siano venuti di conseguenza. I pennacchi, in questo esempio, sono quelli che in biologia evoluzionistica si chiamano free riders. Il problema è però, secondo gli autori, che “la teoria della selezione naturale non può prevedere/spiegare per quali tratti sono selezionati gli individui in una popolazione” (pag. 152). La teoria della SN non riesce a distinguere il tratto da cui dipende la fitness dell’organismo, da quello che ad esso si accompagna come free rider; in altri termini, non riesce a distinguere gli archi dai pennacchi. Una terza obiezione, forse la più importante, è questa: la teoria della SN sostiene che, “se gli X hanno il tratto t e gli X sono stati selezionati, allora gli X sono stati selezionati per il tratto t”; questo ragionamento è fallace (cioè non è valido: dalla verità delle premesse non segue la verità della conclusione); e quindi la teoria stessa non è sostenibile. Altre obiezioni riguardano, per esempio, la circolarità dei concetti di “nicchia ecologica” e “adattamento”, nel senso che l’una è definita in termini dell’altro e viceversa. Al termine dell’opera ovviamente il lettore si chiederà quale mai possa essere il meccanismo dell’evoluzione (che gli autori, giova ripeterlo, accettano senz’altro), visto che la SN non sembra essere una buona spiegazione. Gli autori tuttavia confessano candidamente che non lo sanno, anzi che non lo sa nessuno; sicuramente occorreranno altre ricerche, altre indagini, altre verifiche per venire a capo di questo puzzle. 

Guido Bertolino