Francesco Palmisano

I DUE DII: Dio-padre, Dio-figlio,
Dalle inquietudini adolescenziali alle risposte della ragione
 
ISBN 9 788897 309598,
Tempesta Editore, Roma 2014,
pagine 152, € 14,00

Francesco Palmisano è stato Magistrato e Presidente del Tribunale del Riesame di Torino. In questo libro ci parla delle inquietudini di un ragazzo diciottenne del profondo Sud, che negli anni ’50 del secolo scorso viveva in una comunità profondamente segnata dalla religione cattolica, dalle sue tradizioni e dai suoi rituali. Viene evocata molto efficacemente, fra l’altro,  l’immagine della città di Taranto che il 27 settembre si tingeva di rosso e di verde: erano i vestiti dei “miracolati”, che affollavano le strade in processione per  ringraziare i santi Cosma e Damiano di una grazia ricevuta (come le fanciulle che, grazie alle preghiere delle mamme, erano riuscite a trovare un nuovo fidanzato “bello,  buono,  bravo  e  ricco  assai”  !).

Il giovane Franco cresce in questo clima culturale e diventa un buon credente, ma da alcuni anni ha iniziato ad interrogarsi sulla propria fede. C’è qualcosa che lo rende sempre più inquieto da quando ha cominciato a leggere, per conto proprio, la Bibbia. E’ assillato dai dubbi e, alla ricerca di risposte, contatta l’amico Salvatore, coetaneo ed anch’egli credente, ma ancora profondamente devoto e senza dubbi sulla propria fede. Così tra i due adolescenti inizia un lungo dialogo, schietto e proficuo. Franco espone i suoi dubbi e analizza alcune fondamentali contraddizioni che ha notato leggendo la Bibbia. Sviluppa i suoi ragionamenti, ascolta le obiezioni di Salvatore (che spera di riportare all’ovile la pecorella smarrita) e trova le risposte che cercava.

Franco analizza soprattutto la condotta di Dio-padre in alcuni episodi famosi (diluvio universale, Sodoma e Gomorra, decima piaga d’Egitto) e si chiede perché Dio-padre, per punire solo alcuni uomini considerati colpevoli, stermina in modo indiscriminato intere comunità, anche gli uomini e le donne innocenti e perfino i bambini e gli animali. L’Autore segnala anche che la domanda sui motivi della sofferenza inflitta ai bambini è stata posta da un giornalista a Papa Francesco, che è stato però evasivo, non ha saputo dare una risposta. L’adolescente Franco, invece, si dà una spiegazione perché si rivolge alla propria ragione, anziché affidarsi a Dio-padre, come fa Bergoglio.

Così, per comprendere la vera natura di Dio-padre, analizza alcune fra le condotte meno edificanti - e per questo più sottaciute - del “Buon Dio”: quando minaccia il faraone di uccidere i figli primogeniti e, al suo rifiuto, mette in pratica l’avvertimento per piegarlo alla sua volontà (estorsione in stile mafioso), o quando indurisce il cuore al faraone al fine di compiere una strage per dimostrare la propria potenza e grandezza, o quando divide i propri figli in figli e figliastri, ordinando  di sterminare i popoli che abitavano la Palestina prima degli ebrei, ordinando cioè ad alcuni figli (gli ebrei) di uccidere tutti gli altri figli (i non ebrei).

Dopo questi cenni, lascio al lettore il piacere di seguire i ragionamenti che Franco sviluppa sulla base di una lettura critica dei testi biblici e segnalo, in breve, alcuni altri importanti aspetti del libro.

Il dialogo tra i due amici è un dialogo vero, alla pari, improntato al rispetto ed all’ascolto reciproco. Grazie ad un linguaggio semplice e chiaro ed alla capacità di mettere in luce e smontare le contraddizioni delle false teorie, con argomenti solidi e ragionamenti comprensibili, il libro ha una meritoria funzione divulgativa ed è particolarmente adatto agli adolescenti. Di fronte alle questioni complesse, Franco invita a ragionare con calma: è il modo migliore per non confondersi, fare chiarezza nei propri pensieri e non farsi manipolare dagli “esperti”, spesso abili soltanto a complicare le cose semplici. Vengono evidenziati il valore del dubbio e l’importanza di mettere in discussione le certezze acquisite;  l’Autore ricorda, con riconoscenza, il metodo di insegnamento del suo professore di filosofia del liceo, mirato a sviluppare lo spirito critico degli alunni: prima li convinceva della validità delle teorie dei filosofi, dopo li stimolava a demolirle, mettendone in risalto le contraddizioni. Sottolineo, infine, l’importanza di “chiamare le cose con il loro nome”, come fa Franco, senza ricorrere ai giri di parole per nascondere le incoerenze e le verità scomode che non si vogliono vedere. Ritengo questa una buona pratica, che fa maturare gli anticorpi necessari per non farsi ingannare dagli altri e rafforza l’onestà necessaria per non ingannare gli altri.

Quando il Circolo UAAR di Torino ha presentato il libro, in città era iniziata da pochi giorni la “solenne” ostensione della “sacra sindone”, l’immagine nella quale molti credenti credono di vedere quella di Dio-figlio/Gesù. Il motto ufficiale dell’ostensione del 2015 è stato: “L’AMORE PIÙ GRANDE”, con il sottotitolo: “LA PIU’ GRANDE TESTIMONIANZA DELL’AMORE PIU’ GRANDE”. Come il libro mette bene in evidenza, Dio-figlio non si dissocia affatto da Dio-padre, lo invoca chiamandolo Padre e dice di non essere venuto per abolire, ma per portare a compimento. Ritornano allora in mente le sofferenze inflitte agli innocenti, lo sterminio indiscriminato di interi popoli e le altre condotte virtuose del “Buon Dio”: la più grande testimonianza del “divino amore” che punisce con la morte i sudditi che non si sottomettono alla sua volontà. Sono abituato, come Franco, a chiamare le cose con il loro nome. Perciò, l’“amore più grande” (potente calamita per i fedeli accorsi a Torino ad adorare la sacra bufala)  per me non è altro che il delirio di onnipotenza di un criminale megalomane e sadico, assetato del sangue delle sue vittime e perfino del proprio figlio.

Giuseppe Arlotta