Cesare Bianco

Il papa santo e assassino

ISBN 978-88-99067-07-6
Edizioni Leucotea
Sanremo 2014
pagine 230
€ 14,90

Cesare Bianco si è laureato in lettere a Torino con una tesi sul movimento ereticale modenese del Cinquecento ed ha poi proseguito le ricerche soprattutto attraverso l’esame di numerosi processi dell’inquisizione.
In questo libro, traendo spunto da alcuni processi inquisitoriali, ha riunito quattro racconti storici ambientati nel clima della spietata repressione messa in opera dalla controriforma cattolica, soprattutto negli anni ’50 e ’60 del Cinquecento e con l’ascesa al papato, nel 1566, con il nome di Pio V (il “papa santo e assassino”), di Antonio Michele Ghislieri, già frate domenicano, capo del Sant’Uffizio, spietato inquisitore e persecutore degli eretici.
I racconti contengono numerose informazioni storiche e sono corredati da citazioni e note illustrative molto utili, che fanno rinvio alla copiosa documentazione archivistica consultata dall’Autore, completa dell’indicazione dei luoghi ove viene conservata, nonché agli studi fondamentali in materia, soprattutto ad opera di Massimo Firpo. Non manca, inoltre, una bibliografia sull’eresia e l’Inquisizione nell’Italia del Cinquecento.
Cesare Bianco espone le vicende dei protagonisti ed i rapporti che li legano -  facendo percepire il clima di sospetto e di paura in cui gli eretici perseguitati erano costretti a vivere - nel rispetto della verità storica, basandosi sui documenti processuali pervenuti fino ai giorni nostri, che integra con invenzioni verosimili là dove i documenti sono carenti.
Riviviamo così il dolore di chi era costretto ad abbandonare i propri cari per fuggire in un luogo più sicuro, di chi veniva abbandonato al suo destino dai propri cari che temevano per la propria vita, di chi vedeva gli altri  “fratelli” (così si chiamavano fra loro gli eretici della comunità modenese) allontanarsi per strada senza salutare, né parlare, per timore delle spie dell’Inquisizione (essendo ormai costretti ad incontrarsi clandestinamente nel timore continuo di essere scoperti), di chi in prigione viveva nel terrore sapendo che sarebbe stato richiamato nella stanza della tortura fino a quando non avesse confessato, tra sofferenze atroci, ciò che gli inquisitori volevano sentirsi dire. 
Ma siamo partecipi anche dell’affetto e della solidarietà che univano, nonostante tutto, i membri delle comunità di eretici, dell’orgoglio di chi manteneva intatta la libertà di pensiero anche quando era privato della libertà personale stando alla mercé degli inquisitori, del coraggio di coloro che manifestavano le proprie opinioni esponendosi pubblicamente, contro l’ortodossia cattolica dominante, per divulgare le tesi teologiche della Riforma protestante (innanzitutto, la teoria della giustificazione per fede), come quei seguaci di Erasmo, Lutero e Calvino che a Modena avevano costituito il Gruppo Accademia, accusati, come tanti altri, di avere “false opinioni contro la santa fede cattolica … eretiche, erronee, temerarie e scandalose”.
Coloro che sostenevano tali opinioni (fra i quali vi erano anche alti prelati) furono, infatti, il principale obiettivo della sistematica repressione che venne messa in atto dall’Inquisizione con lucida volontà omicida (emblematica fu, al riguardo, la strage dei Valdesi in Calabria nel 1561).
Il fanatismo religioso e le conseguenti condotte criminali dell’Inquisizione cattolica costituiscono, perciò, il filo conduttore dei quattro racconti storici, a partire dalla vicenda drammatica di Monsignor Pietro Carnesecchi, nobile prelato di Firenze, che, dopo essere stato processato per eresia sotto i papi Paolo III Farnese e Paolo IV Carafa, venne poi imprigionato, decapitato e bruciato sotto Pio V Ghislieri, il quale sperava soprattutto che Carnesecchi denunciasse il cardinale Giovanni Morone (vescovo di Modena, il più autorevole degli “spirituali” rimasto in vita), oltre ad utilizzarlo come testimone per la ricostruzione della trama della “peste” ereticale (con personaggi di spicco quali il nobile castigliano Juan de Valdés, il cardinale inglese Reginald Pole, le nobildonne Vittoria Colonna e Giulia Gonzaga, il predicatore Bernardino Ochino).
Con gli altri racconti conosciamo le storie, ricche di profonda umanità, di un maestro di italiano e latino, Giovanni Maria Tagliati, detto Maranello (membro della nutrita comunità degli eretici modenesi, di cui facevano parte non solo letterati e nobili, ma anche artigiani, commercianti e artisti), di un frate agostiniano, Pietro Antonio da Cervia (rafforzò la sua simpatia per il protestantesimo dopo avere scoperto, a Roma, i lussi e la corruzione del clero cattolico) e di una donna del popolo, Chiara, la “strega” di Campogalliano (umile serva accusata di aver provocato la malattia di una delle sue padrone e costretta, sotto tortura, a confessare di averle fatto un maleficio con l’aiuto del “demonio”).
Tra i meriti dell’Autore va ricordata, infine, anche la capacità di avvincere il lettore coinvolgendolo in un clima di suspense tinto a volte di giallo, pur trattando di vicende tragiche e di drammi umani veri.
Il papa santo e assassino” è un libro che, fin dal titolo, parla forte e chiaro a chi vuole ascoltare e informarsi.  A mio parere, è anche una sfida all’ipocrisia dominante, per ricordare a tutti un dato di fatto inconfutabile, del quale si vuole fare perdere la memoria (nel dibattito pubblico, l’amnesia tende a colpire soprattutto gli “esperti” in materia di violazioni dei diritti umani e di crimini contro l’umanità): la chiesa cattolica rientra a pieno titolo fra le organizzazioni dotate di un “curriculum vitae” degno di vere e proprie associazioni per delinquere di stampo religioso. 

Giuseppe Arlotta